Discorsi sotto l’albero – #metoo

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Non si dovrebbe fare, ma spesso si finisce per dimenticare accesa la tv mentre si chiacchiera, sgranocchiando frutta secca o panettone.

A casa mia la TV è spesso sintonizzata su un canale all news, di quelli che passano le notizie a nastro, facendo solo qualche sosta per la pubblicità.

E stamattina, mentre facevamo colazione, ho sentito mia mamma sbottare “ma che senso ha tirar fuori queste cose dopo 20 anni? Però prima sono state zitte, quando le faceva comodo!”.

Oddio, no! La solita storia delle attrici che hanno deciso di raccontare quando #metoo, quando anche loro hanno dovuto subire approcci sessuali dal produttore o dall’attore o potente di turno.

Anche mia mamma, come tanti, dovendo scegliere il bersaglio  per la propria insofferenza, per non dire indignazione, ha deciso di prendersela con la lei di turno. Gli argomenti sono tanti. “Perchè è stata zitta tutto questo tempo? Perché ha deciso di parlare solo adesso? Perchè ha accettato le avances del potente? Se le ha fatto comodo far carriera, perché adesso viene a rompere le scatole?”.

Quello che mi stupisce è vedere che anche le donne impugnano questi luoghi comuni. Già risultano insopportabili quando vengono sputati con acidità dagli uomini, mi aspetterei dalle donne un atteggiamento meno ingiustamente censorio.

Quel che succede è che si sbaglia mira. Dovendo sparare un colpo, uno solo, si decide di puntare il fucile sulla vittima invece che sul carnefice. “Lei poteva dire di no”. Sul bastardo che approfitta della sua posizione per ottenere indebiti favori, si glissa. L’espressione del viso si accartoccia, come in certi film dell’orrore, ed esprime balbettando monconi di scuse incomplete: “ma l’uomo….sai…..certo… d’altra parte si sa…. come sono fatti gli uomini…. è la donna che deve…..”

Tanta gente si è già cimentata a scrivere su questo argomento. Mi ci provo anche io.

Prima obiezione: “Le ha fatto comodo per fare carriera”. Eh già. Qualcuno, che in quel momento ha il potere, decide di far lavorare non chi se lo merita, ma chi accetta di far sesso. La ragazza (ma sappiamo che è successo anche a uomini) può scegliere, certo. Può, certo, rinunciare ai propri sogni e al lavoro per il quale ha magari studiato anni all’accademia. Può, certo, lasciar perdere, aspettare il prossimo tram, magari fra un anno, magari fra due. E intanto servire hamburger al mac, o lavar piatti in un cinese. Dove, magari, il padrone ogni volta che ti passa dietro ti tocca il culo e se protesti sei libera di andare, che ce ne sono altre che aspettano il posto. E allora perché, se hai una pallottola, una sola, la usi per sparare su di lei, e non sul bastardo che si approfitta della situazione per fare i comodacci suoi.

Seconda obiezione: “Poteva dire di no. L’hanno fatto in tanti”. Certo, avrebbe potuto. Ma questa in fondo ricalca la prima obiezione. Gli elementi sono gli stessi.

Terza obiezione: “Perché ha aspettato tutto questo tempo? Perché non l’ha denunciato subito?” Eh già. Facile. Quando ti senti sola. Quando tutti, per il solo fatto che sei donna e vuoi fare l’attrice, nel loro intimo pensano che comunque un po’ bagascia sei.  Quando sei abituata, in quanto donna, a pensare che quando si approfittano di te è comunque in parte colpa tua. Quando, da sempre, sei abituata a nascondere le violenze subite perché la prima domanda sarà “ma tu cos’hai fatto?”. E allora te lo tieni dentro. Pensi che forse è anche colpa tua. E ti vergogni, per non aver saputo dire di no, per non avere avuto il vaffanculo pronto. Per non aver avuto il coraggio di sottrarti, per essere stata vigliacca, per aver accettato un sordido compromesso. Te lo tieni dentro per anni, cerchi di non pensarci. E poi un’altra parla, racconta, dice ad alta voce qual che tu avresti voluto dire subito, ma te ne è mancato il coraggio. E allora capisci che è questo il momento. Per te, e per le ragazze che verranno dopo di te. Perchè si sappia, tardi per te ma non per loro, che il mondo è sempre andato così, ma forse può cambiare, può essere diverso. E un’attrice potrebbe anche trovar lavoro senza essere costretta a darla via, senza dover scegliere fra lavoro e dignità. E perché a te è andata anche bene, che in cambio hai avuto fama e successo. Ma quante donne, invece, hanno dovuto subire le stesse imposizioni (se non vogliamo chiamarle con il loro nome: violenze) in ufficio, nella cucina di un ristorante, ovunque ci sia un capo con il potere di licenziarti se non ci stai.

Ce ne sarebbero altre di considerazioni di fare. Ma il succo è il solito. A molti dà fastidio questo coro, questa pioggia continua di #metoo, di “è successo anche a me”. Danno fastidio queste donne che alzano la testa, che gridano che non ne possono più di dover subire queste forzature dei loro desideri, questi ricatti. Questo modo di dire “sei un essere inferiore, e se vuoi un lavoro, una carriera, devi fare quel che ti dico io”.

Certo, ci saranno anche quelle che ne approfittano, per ricavarsi un po’ di notorietà. O quelle che hanno avuto un passato un po’ borderline, e allora vengono usate come esempio per dire “visto? E’ tutta una pagliacciata, è una bolla che poi si sgonfia, e’ solo una scusa per far parlare di sè. ” A molti giornalisti non sembrerà vero citare l’Asia Argento di turno o il caso dell’attore insidiato dalla produttrice. A molti non sembrerà vero poter sgonfiare il caso, poter concludere “tranquilli, uomini, non è successo niente. Un paio di ninfette che hanno voluto sollevare un polverone per niente. Tranquilli, poi passa, potrete toccare tranquillamente il culo alle vostre segretarie, e licenziarle se protestano”.

Ci son quelli, come Marilyn Manson, che dicono “Bisognerebbe raccontarlo alla polizia, e non ai media”. Dimostrando così di non capire. Raccontarlo alla polizia, dopo vent’anni, serve e non serve. Non serve a niente alle ragazze che queste violenze (si, sono violenze) dovranno affrontarle domani, fra un anno, fra due, fra dieci anni. Non serve a modificare, almeno un po’, le coscienze.  A questo serve parlare, anche dopo dieci, vent’anni. Serve a far crescere la consapevolezza, raccontare che queste cose succedono, si, ma ci si può opporre. Ci si deve opporre.

51 COMMENTS

  1. Già, il biondo Donald ha palpato anche me, in ascensore, 20 anni fa a Bergamo alta…
    Allora, o sei in grado di provare ciò che affermi o ti becchi una denuncia e una richiesta di risarcimento milionaria, naturalmente se non hai a che fare col tribunale di Milano e a palparti non è stato il Silvio, perchè in quel caso tutto è provato a priori.
    Nè ho pietà di quelle che l’hanno data per entrare nel mondo dello “spettacolo” che considero riserva di parassiti, fancazzisti e furbacchioni, complice, ovviamente, la pletora di imbecilli adoranti a prescindere.
    Da stroncare invece la pratica del mercimonio nell’ambiente lavorativo.

  2. Quello che mi interessa in tutto questo calderone mediatico che ne è uscito e ancora è in ebollizione dove si è visto e ascoltato di tutto, è che finalmente il giornalismo ha cominciato a riflettere sul linguaggio e ben oltre questa vicenda che ha interessato il mondo occidentale. Un giornalismo che si interroghi sull’utilizzo della parola e l’impostazione dell’articolo perchè ogni volta di fronte ad un crimine sessuale o un femminicidio, quello che si legge o si ascolta anche soltanto ad un radiogiornale o in un titolo è indecente ed è una ulteriore violenza nei confronti della vittima.

    http://www.globalist.it/media/articolo/2017/12/29/le-parole-giuste-per-raccontare-l-orrore-dei-femminicidi-2017058.html

  3. Cavolate, se non gli piace si possono astenere.
    Se hanno dato via la patata per fare carriera sono prostitute, non donne abusate.
    E si sono anche fatte pagar bene.
    Dovrebbero vergognarsi e tacere, non rendere pubblica la transazione.

    P.S: mai mancato di rispetto ad una donna in tutta la mia via,intendiamoci.

    • A me non sembra così semplice.
      Io ne ho sentiti di racconti di donne che hanno dovuto subire attenzioni non dovute per essere assunte, o per non essere licenziate. Frasi come “se non ti va bene te ne puoi anche andare, c’è la fila di donne che non fanno tanto le schizzinose!”.
      Lascia stare per un momento le attrici, pensa ad una mamma che deve lavorare per forza, per dar da mangiare ai figli.
      O mangi questa minestra, o salti dalla finestra.
      E non è mica sempre detto che ci sia pronto quello che ti assume, dopo che sei stata cacciata. Che ti assume senza la pretesa di metterti le mani sul culo.
      Poi, se vuoi, prova a pensare a cosa significa, per una ragazza, studiare per diventare attrice e sentirsi dire “si, ma solo se me la dai”. Puoi sempre tornare a lavare i piatti.
      Farebbe bene il mettersi, ogni tanto, nei panni degli altri.
      Staresti bene in minigonna, lo so.

      • contestualizza, se una viene molestata e accetta per non perdere il posto di lavapiatti è un conto. se invece lo deveo fare per guadagnare milioni ad Hollywood, beh, come minimo fa parte del lavoro. E anche in politica….
        In certi casi essere portatrice sana di patata è un vantaggio.
        E il fatto la diano via per fare carriera è una discriminazione nei confronti di chi non lo fa, probabilmente persone più brave che si vedono superare dalle persone ( maschi e femmine) che usano il sesso come arma.
        In ogni caso nessuno parla dei maschi, mi risulta che nel mondo dello spettacolo perlomeno un trenta per cento dei dirigenti è frocio perso. E a loro chi ci pensa?

        • Certo, identifichiamo un’area grigia. Come sempre.
          E’ chiaro che ci sono quelle disinvolte che la danno via consapevolmente. Che anzi sperano di trovare il tizio “facile” da convincere, “na lavada, n’asciugada e la par nianche duperada”.
          Io parlo di quelle che si trovano davanti al ricatto, qualsiasi sia il lavoro a cui aspirano: “o me la dai, o vai a dar via il c….”.
          A parte il fatto che quando sei agli inizi non si parla certo di milioni. Quelli arrivano dopo, se e quando diventi famosa.
          Agli inizi di soldi non ne girano. Solo produttori e registi da convincere che sei quella giusta.
          Cos’è, per far l’attrice è giusto doversi sottoporre a quelle richieste? E perché? Solo perché chissà, un giorno, magari ti va bene e diventi ricca e famosa?
          Non mi pare il caso.

          • ci sarebbe anche da dire che nessuno ti obbliga alla carriera del saltimbanco, se vuoi farla è perchè ti piacciono le scorciatoie per fare soldi; dunque , animella, l’hai data perchè non volevi lavorare e adesso te ne penti?

          • Provo a tradurre. Se vuoi fare il lavoro dell’attrice sai a priori che probabilmente verrai ricattata sessualmente. Allora solo due opzioni. O accetti il ricatto senza fiatare, o cambi lavoro.
            Ma tu non riesci neanche ad immaginare che una donna possa sperare di far l’attrice SENZA dover darla via per forza? E che possa lamentarsi se invece viene messa nelle condizioni di dover accettare il ricatto o rinunciare?
            Ma porca miseria, possibile che in tutto questo non si spenda neanche una parola per quei porci che usano questo ricatto per rimediare una scopata extra???
            Qui tutti i commenti se la prendono con le vittime, e nessuno con i bastardi.

          • Non è proprio così, io considero lavoro quello dell’operaio in fonderia, quello dell’artigiano, del muratore, del medico, di tutti coloro che si smazzano almeno 8 ore al giorno. Il saltimbanco è il “lavoro” dei lazzaroni, vuoi fare soldi senza fare un cazzo? Allora fai la puttana, dalla via.
            E non difendo la merdaglia che ricatta, mi indispone che se ne venga fuori dopo, molto dopo, SENZA PROVA ALCUNA.

          • Non sai di cosa parli.
            Non sai quanto lavoro ci può esser dietro un concerto, uno spettacolo teatrale, un buon film. Non sai quante ore, altro che otto, a provare e riprovare, a fare mille volte la stessa scena perché altrimenti non è perfetta. Non sai quanti anni di gavetta, magari facendo altri lavori per sbarcare il lunario, prima di sfondare, i pochi che sfondano. E gli altri a continuare, per passione, con quattro soldi e lavori saltuari. Non sai quanta gente fa cinema per pagarsi il teatro, quelli fortunati. Gli altri fanno solo teatro, per passione, e non certo per arricchirsi.
            E te lo dice uno che fa un altro lavoro, che gira le fabbriche, i cantieri, che raramente lavora solo le nove ore, spesso sono dieci o undici, a volte venti filate quando bisogna partire partire partire.
            Evidentemente di artisti non ne hai conosciuti, o hai dimenticato.
            Quanto alla “merdaglia” (quelle finesse!), non ho seguito tutti i dettagli, ma mi pare che la maggior parte delle donne che hanno parlato di se non abbia chiesto nessun riscatto, nessun rimborso, nessuna azione legale. Anzi, alcune non hanno fatto neanche il nome del molestatore, le interessava solo raccontare il fatto.
            E poi, diavolo, che prove vuoi portare per una molestia? Cosa credi che ci siano le telecamere, quando uno ti dice “o me la dai, o il lavoro te lo scordi”?. Cosa credi, che la gente giri con il registratore?
            MA DI COSA STAI PARLANDO????
            E poi, buon dio, quanto livore! Me che ti hanno fatto da piccolo? Ne ho vista poca di gente così rabbiosa, oppositiva, rancorosa, usare espressioni così sprezzanti nei confronti di altri esseri umani che non conosci.

          • Ma ti rendo conto? Hai letto il mio intervento in apertura, cosa significa secondo te? Che Trump mi ha molestato a Bergamo? O piuttosto che chiunque senza alcuna prova può accusare di molestie questo o quello? Potresti essere accusato anche tu, cosa ne penserebbe la tua famiglia?
            E poi, nessun livore, a me frega nulla, ma (non, spero) li vedi anche tu i programmi fogna della defilippi, osserva bene, ci vuole solo il tempo di cambiare canale, i ragazzi sono seminudi, tanto per abituarli all’ambiente; chi vuole percorrere la strada dell’apparire sa bene cosa deve dare via a destra e a manca.

          • Ah si? Pensavo che davvero Trump ti avesse molestato! 😀 Hai perso l’occasione per un rimborso milionario, mi spiace per te.
            Scherzi a parte, il discorso delle prove è purtroppo il punto debole di ogni accusa di molestia o addirittura di violenza sessuale.
            Questo non significa che il problema debba essere accantonato, perché non ci sono prove.
            Ci sono i margini per operazioni truffaldine? Per false denuce? Certo che si. E quindi? Siccome una donna può ordire una falsa denuncia, magari per ricattare un datore di lavoro innocente, buttiamo via il bambino con l’acqua sporca? Non ci sono soluzioni semplici. O forse si. Decidiamo che una donna non può denunciare nessuna violenza/molestia, a meno di avere prove certe, un amico che faceva le riprese video, o le foto. Altrimenti fottiti.
            Va bene così?
            E comunque, provo a ribadire con scarse speranze di essere capito, scopo della campagna era sensibilizzare soprattutto le ragazze, spiegare che è possibile dire di no, è possibile denunciare le molestie.

          • Mon, il senso è che per tanti anni ti sei tenuta la vergogna e non avevi il coraggio di sfondare il muro, nessuno ne parlava apertamente e non ti passava neanche per la testa di andare in giro dicendo “lui è un porco e io una zoccola che ha accettato di farsi molestare perchè non ho avuto la forza d’animo di dire di no.” Perché, forse le signore in ascolto possono confermare, uno dei problemi delle donne è che, a volte, quando vengono molestate si fanno delle menate incredibili, sono le prime a sentirsi in colpa. Introiettano quel che pensano solitamente gli uomini, ossia “beh, dai, un po’ te la sei cercata!”. E allora scatta la vergogna, il silenzio.
            Poi succede che una prende coraggio e parla, e allora è come una diga che crolla a partire da una piccola crepa. E tante prendono coraggio anche loro e dicono “me too”.
            Ecco perché dopo decenni. Ecco perché non subito.

          • ma capisci che NON SONO CREDIBILI e rendono ancora più spavaldi i maiali che possono mettere in dubbio anche le denunce “immediate”? In questo modo danneggiano quelle che stanno subendo abusi adesso.

          • A fine carriera, ovvio, il caso di Asia Argento è emblematico. puoi denunciare ma nessuno ti farà più lavorare nel mondo dello spettacolo, in quanto persona non affidabile. Vale anche nella politica.
            Non solo è inutile, ma anche stupido. vorrà dire che quelle che stanno zitte avranno i posti migliori.

          • Caso complicato, è vero. Personalmente penso che chi sceglie le attrici scopando pecca solamente di scarsa professionalità, in quanto dovrebbe scegliere per merito, se non altro. Per il resto se ci stanno se la sono voluta, ricatto o meno. Diverso è il caso di chi ti salta addosso, e succede abbastanza spesso, purtroppo.

          • Temo sia ancora più complicato. Voglio dire, prendiamo il caso di partenza, quel produttore di cui mi sfugge il nome. Non lo conosco ma ho capito che è uno in gamba, uno che ha prodotto tanta roba anche buona, uno che ha lanciato tante attrici di valore. Come la valuti la professionalità? Se la valuti dai risultati, è un grande. Se la valuti dai metodi, possiamo dire che è un porco, ma non è detto che lo scoparsi o meno le attrici abbia poi inciso sulle sue scelte. Magari lui comunque ha puntato sulle migliori. Cercando, anche, di portarsele a letto.
            In più, dal poco che ho letto, mi par di capire che le attrici che hanno raccontato le loro esperienze, non abbiano denunciato, se non in casi eccezionali, violenza. Hanno per lo più ammesso la loro parte di “colpa”, ossia di non aver saputo dire di no. Capisci, non importa che se la siano voluta o no. Certo che accettare le avances può essere “una colpa”. Il punto non è il loro comportamento, il fatto che abbiano o meno accettato il compromesso. Il punto non è che siano o meno diventate ricche grazie all’averla data al momento opportuno. Il punto è il metodo, il ricatto. Il fatto di dover scegliere fra l’accettare il ricatto o rinunciare a fare quel lavoro per il quale si sono preparate. Non siamo qui a giudicare se sono state zoccole o meno, chi se ne frega. Siamo qui a chiederci se è giusto o meno che un datore di lavoro, non importa quale sia il lavoro, possa permettersi di dire “ti faccio lavorare solo se me la dai”.
            Questo concetto, che a me pare basilare, non passa.
            Si sposta il faro dell’attenzione sulla donna, sul fatto che doveva dirlo subito o mai più (perché????), sul fatto che è stato comodo diventar ricca e famosa grazie ad una o più scopate ecc ecc. Mentre invece l’evento scatenante non è il fatto che una donna accetti il ricatto. L’evento primario è l’uomo che ricatta. Qui tutti invece fanno commenti acidi, aggressivi, sulla donna che accetta il ricatto.
            Ti faccio l’esempietto facile facile, vediamo se riesco a farmi capire.
            Voglio aprire un negozio ma mi manca una licenza, qualcosa.
            Vado dal sindaco a chiedere l’autorizzazione.
            Il sindaco dice “va bene, ma mi devi dare 10’000 euro”.
            Io gli do quel che chiede, apro il mio negozio e faccio fortuna.
            (Questo caso è un po’ diverso perché si scivola nel penale, ma fai finta che sia solo un fatto morale, non penale)
            La cosa un po’ mi schifa, anzi, tanto.
            Ma non avevo alternative. Se avessi denunciato il sindaco in quel momento avrei avuto un sacco di grane e sarei stato radiato, nessuno più mi avrebbe fatto lavorare.
            Passano gli anni, e qualcuno più coraggioso di me denuncia non tanto il sindaco quanto il metodo, dice che in tanti hanno l’abitudine di pretendere pizzi, tangenti e regalie varie.
            E allora viene anche a me la voglia di dire “si, è vero. E’ successo anche a me! E non deve più succedere”:
            Potevo star zitto, certo. Perché parlare dopo tanti anni?
            Chi lo sa, forse per far sentire meno soli quelli che non vogliono accettare il ricatto.

          • perfetto, Sal, come l’hai scritto tu: “si, è vero. E’ successo anche a me! E non deve più succedere” . D’accordissimo! Diverso però è:” “si, è vero. E’ successo anche a me! BACCHETTONI MI HA CIULATA! E non deve più succedere” Qui sta la differenza, dopo 20 anni, SENZA PROVE, stai diffamando una persona che è INNOCENTE FINO A PROVA CONTRARIA, e in uno stato di diritto, se mi diffami, te la faccio pagare.

          • Vedi, continui a non capire un concetto, se uno è superiore ad un altro , per censo, capacità mentali o semplice forza fisica GIUSTAMENTE cerca di apporfittarsene. E’ una legge di natura. Le leggi servono a mitigare in parte ( in piccola parte ) questo fatto.

            E non ci vedo assolutamente niente di male in questo. Anche le donne di potere si circondano di Toy boy, per esempio.
            Quello che mi urta è il tipo che si masturba davanti alla ragazza o gli salta addosso o si approfitta di minorenni o di persone malate di mente.

            Per quanto riguarda le mazzette mi pare che in gran parte del belpaese sia assolutamente la norma, e dove non lo è esistono forme indirette di ricompensa dei politici.
            Alla fine si possono solo mitigare le pretese dei potenti, ma con la forza. In realtà nel medioevo non esistevano davvero cose tipo lo Jus primae noctis o cazzate del genere, Il feudatario poteva spadroneggiare con i suoi soldati , ma prima o poi si sarebbe trovato solo da qualche parte, e in quel frangente una freccia o un colpo di zappa birichino potevano mettere fine al regno.

  4. Non sapevo dove postare, ma qui mi pare il posto più adatto per salutare una donna che, nel bene e nel male, è sempre stata fedele a se stessa (non ad altri), emancipando il suo sesso in tempi dove non era di moda e che ci ha lasciato oggi. Adieu Marina, il tuo libro ha rallegrato le mie serate di giovane e curioso virgulto.

  5. Purtroppo assistiamo ad un insensato furore mediatico, da milioni di anni alcune femmine usano il sesso come leva per ottenere qualcos che altrimenti non le spetterebbe, e nessuno finora ci ha mai trovato niente di strano.
    La razione che seguirà a questo delirio sarà terribile.

  6. Hollywood: l’attore colin firth ha annunciato che non lavorerà più con Woody Allen, in seguito al rilancio delle accuse di molestie da parte della figlia adottiva, accuse riguardanti episodi che sarebbero avvenuti quando la donna aveva 7 anni. Allen, per i cui fatti fu completamente scagionato, continua a dichiararsi innocente. L’attore alec baldwin, invece, ha difeso allen denunciando un clima di intimidazione nei confronti di coloro che non prendono apertamente le distanze dal regista.
    Mi sembra che sia in atto una sorta di maccartismo picoret per cui basta il semplice sospetto, magari alimentato a bella posta, per distruggere una carrieta, una reputazione, una vota.
    A tal proposito suggerisco lavosione del film “il sospetto” con protagonista il grande mads mikkelsen

  7. per la cadrega oppure per arrivare all’apice del successo se ne fanno tanti di compromessi. Poi alla fine scoppiano in pianti moralisti. Diventa una moda anche denunciare i sopprusi. Certo che abbiamo un modo tutto nostro di giudicare il bene dal male, intanto anche in Parlamento qualcuno è andato avanti coi festini e mign0tte, senza fare accenno al colore politico, a Roma i trans, i magnaccia e le donnine bene funzionano anche alla Camera e Senato. Questa è la storia d’Italia.

    • No, non se la cercano loro, la verità è che vi sono vittime e vi sono carnefici, vi sono badanti molestate ed altre che bastonano i propri accuditi indifesi.
      …la realtà è molto più complessa sia di come i silenzi la celavano prima che di come la rivolta delle star molestate la presenta ora.

      • Come spesso mi succede, sono totalmente d’accordo. Le cose non sono mai tutte nere o tutte bianche, piuttosto direi che coprono varie tonalità di grigio. Sono convinto che i casi di molestie autentiche siano di gran lunga più numerose di quelle millantate, ma purtroppo esistono anche queste ultime, per cui, prima di impiccare al primo albero il presunto reo solo sulla base di una accusa non ancora provata, usiamo un pizzico di cautela

      • Vero. Però qui qualcuno dice che siccome qualche sedicente vittima può inventarsi molestie inesistenti allora è inutile parlarne. non esistono soluzioni perfette, ma chiedere il silenzio comunque è …. non lo so, non trovo un termine adatto.

    • ma la stronza ne esce indenne? E una denuncia per calunnia, falsa testimonianza, diffamazione?

      • In realtà non è una falsa testimonianza, perché i fatti sono avvenuti esattamente come entrambi i soggetti l’hanno raccontata. Si tratta dell’ennesima cazzata all’italiana nella quale la legge da una parte e il picorettismo dall’altra, fanno a pugni. E siccome i giudici hanno ampio margine di discrezionalità, se becchi il picoret sei fottuto.

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